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LE ORIGINI
La tradizione popolare
spesso ci ha tramandato l’idea che il karate fosse nato dalla necessità della
popolazione di Okinawa, privata delle armi, di difendersi e di lottare contro gli oppressori.
Questa è una immagine pressoché errata e analizzare brevemente la storia di
quest’isola aiuterà a comprendere quali furono realmente i motori che spinsero
la diffusione del karate, prima
segretamente tra la nobiltà di Okinawa, poi ampiamente in tutto il
Giappone.

Fin dai tempi antichi i
popoli che abitavano l’isola di Okinawa erano essenzialmente agricoltori e
pescatori. Esistono delle teorie per le quali è ragionevole pensare che
quest’isola nel corso dei secoli sia stata attraversata da flussi migratori, ,
diretti verso il Giappone, l’ultima in tempi presso che recenti. E’ quindi
possibile che diverse etnie siano comuni ai giapponesi dell’isola principale e
gli abitanti di Okinawa. Tra i sec III a.c ed il III d.c. Il Giappone evolve,
sotto l’influenza della Cina, entrando nella così detta età del
ferro.
Questo è un periodo
decisamente importante per il Giappone il quale assorbe completamente la
cultura cinese, fondando uno stato proprio sul modello della Cina. Okinawa,
resta fuori da questa evoluzione, mentre il Giappone si lega fortemente alla
Cina, quest’isola rimane isolata, mantenendo contatti veramente minimi. Questo
isolamento va avanti sino al sec. IX, quanto la società ad okinawa comincia
lentamente a prendere un nuovo volto. Si affermano in certe regioni alcune forze locali, capi tribù
chiamati Aji, questa evoluzione coincide con l’utilizzo di utensili in
ferro introdotti dal Giappone. Questo nuovo modo di operare fa si che questi
Aji riescano ad aumentare la produttività e ad incrementare la loro
forza in seno ad una società che stava prendendo forma. Questo portò inoltre
un nuovo impulso allo sviluppo culturale a cui fece seguito il Buddismo.
Durante i secoli XII e XIII nascono alleanze, conflitti tra le comunità
tribali da cui sorgono tre sorte
di federazioni Chuzan (Montagna di mezzo), Nazan (Montagna del
Sud) e Hokuzan (Montagna del nord). Tale periodo prende nome, periodo
delle tre montagne. Durante il
secolo XIV si aprì un nuovo corso nella storia di Okinawa quando alcuni
capi, ciascuno per conto proprio,
entrarono in contatto con la Cina, stabilendo rapporti con la dinastia cinese
Ming. Fu il re Satto per primo a volere una relazione di vassallaggio con la
cina. Possiamo sicuramente affermare che in questo momento cominciarono a
trasmettersi i primi elementi delle arti marziali dalla Cina a Okinawa. Durante questo
periodo la società evolve ad un ritmo elevato, i cinesi diedero nome Ryukyu in
sostituzione al nome originario che era Okinawa Jima. Tale nome verrà
conservato sino alla fine del XIX secolo, quando Okinawa tornerà ad essere il
nome ufficiale. In seguito divenne
compito dell’imperatore cinese conferire il titolo ai re di Okinawa, questo
avveniva mediante l’invio di una ambasceria nell’isola. Questa risiedeva
nell’isola per un periodo che poteva andare anche sino a dieci mesi ed era
composta sia da militari che civili. Dal 1372 al 1866 questo rituale venne
ripetuto 23 volte e si suppone che abbia avuto una rilevante importanza nella
trasmissione delle arti marziali. Nel 1392 un ulteriore spinta al processo di
centralizzazione del potere e del mantenimento della dipendenza dalla Cina si
ebbe quando il re di Ryukyu chiese che n gruppo di famiglie cinesi si
insediasse nell’isola. Questo gruppo denominato delle “36 famiglie”, svolgeva
un ruolo decisivo e molto importante nelle relazioni tra la cina e Ryukyu
(Okinawa). E’ ragionevole pensare che questo gruppo di immigrati, praticasse
l’arte del combattimento, una sorta di privilegio che oltre a rafforzare le
loro capacità di difesa, faceva crescere la loro autorità in seno alla società
okinawese. Nei primi anni del XV
secolo venne costituito uno stato unificato a Ryukyu, quando uno dei capi
annientò gli altri due. Ognuno dei capi locali governava invece il proprio
territorio in maniera abbastanza autonoma. Questo stato unificato si chiamo
Shō. In seguito a questa unificazione, vi furono una serie di conflitti e
tumulti che portarono ad una serie di sconvolgimenti che perdurarono sino al
1469 quando il ministro delle finanze della famiglia Shō prese il potere
assumendo il nome di Shō En. La dinastia Shō En ebbe ha
avuto lunga vita, infatti è arrivata a ben diciannove generazione sino alla
fine del secolo XIX. Colui che riuscì ad organizzare un potente stato
centralizzato fu il figlio di Shō En,
Shō Shin, obbligando tutti i capi locali a risiedere a Shuri,
divenuta la sede del governo. Fece erigere nel 1509 il castello di Shuri (
Shuri-jō). All’interno dell’edificio fece inoltre costruire un
monumento con una importante iscrizione attraverso la quale si comprende
chiaramente come la cultura cinese avesse avuto una grande importanza per la
cultura Okinawese, venendo a creare un nuovo modello che stravolse lo stile di
vita degli abitanti stessi
dell’isola. Effettuò inoltre il primo disarmo della popolazione raccogliendo
tutte le armi nel proprio castello. Questo è un punto abbastanza delicato
poiché questo primo disarmo è stato un avvenimento interno e non è stato fatto
da stranieri. Spesso la nascita de karate è stata associata ad una rivolta
popolare contro un’invasore che avrebbe privato tutta la popolazione degli
armamenti. Una ulteriore interpretazione era stata in chiave di una
insurrezione popolare nei confronti del governo oppressivo. La realtà era ben
diversa, la popolazione non possedeva armi e tale politica mirata al disarmo
toccò particolarmente solo i signori locali. La nascita del karate non va
vista quindi come rivolta della popolazione nei confronti del governo di
Shō Shin. L’egemonia Shō dominava pressoché tutta l’isola, ma
doveva far fronte ad attacchi provenienti dal mare ed in particolare da pirati
chiamati Wakō, pirati originari del Giappone del sud. Col passare degli
anni ed in modo particolare a causa dei rapporti e negoziati tra Giappone e
Cina, la pirateria dei Wakō su trasforma gradualmente in vero e proprio commercio marittimo
in modo particolare con la Corea e L’indonesia. Questi rapporti commerciali
porteranno Ryukyu ad essere un obiettivo importante per l’invasione
giapponese. Nel 1609 la signoria dei
Satsuma invade Ryukyu, oramai il suo armamento era divenuto decisamente
inferiore a quello dei giapponesi i quali per la prima volta utilizzarono le
armi da fuoco. Gli abitanti di Ryukyu che oramai erano stati tenuti lontano
dalle armi per troppo tempo, non riuscirono a tener testa all’invasione
giapponese. Fino a tutto il secolo
XIX Ryukyu visse sotto la dominazione sia cinese che giapponese; la signoria
di Satsuma permetteva che si mantenessero i rapporti di vassallaggio con la
cina, beneficiando così in modo indiretto di una relazione marittima con
quest’ultima. In queste condizioni la cultura di Okinawa oppressa sia da
quella cinese che giapponese, non ha potuto svilupparsi; solo con lo sviluppo
del karate nel XX secolo in tutto il Giappone, che l’isola ha potuto
riaffermare la propria identità. La
proibizione delle armi, avvenuta nel sec. XV da parte del re di Ryukyu,
risulta precedente alla dominazione da parte dei feudatari giapponesi. Non vi
sono testimonianze storiche del fatto che i contadini praticassero alcuna arte
da combattimento. Se questa si stava sviluppando era esclusivamente tra gli
antichi capi locali che erano stati elevati a ruolo di nobili dallo stesso re
di Ryukyu. E’ probabile che sia le ambascerie cinesi che gli stessi cinesi che
si trasferirono a Ryukyu, praticassero un’arte da combattimento e la
tramandassero alle popolazioni locali, solamente la cerchia privilegiata della
nobiltà aveva l’occasione di apprenderla. Un esempio di ciò può essere
sicuramente l’Udon-Te, letteralmente udon significa palazzo e ciò
rafforza ancora di più l’idea che queste arti da combattimento fossero
esclusivamente praticate dai nobili. Questa tecnica in particolare si
differenzia dal karate per le tecniche di proiezione e di presa.
Rimane ancora da chiarire per quale
ragione gli abitanti di Ryukyu si interessarono in modo particolare all’arte
cinese del combattimento a mani nude, piuttosto che ad altre arti da
combattimento, come la spada, bastone o tiro con l’arco. Le ragioni possono
essere tante; è giusto considerare il fatto che essi avessero già sviluppato
diverse tecniche di difesa a mani nude, data l’interdizione che vigeva all’uso
delle armi, e trovarono nelle arti da combattimento cinesi uno stimolo per
affinare le tecniche già sviluppate ed apprenderne di nuove. Diciamo che
videro nei cinesi una decisiva opportunità di miglioramento. Ad avvalorare la
tesi che in Ryukyu si fosse sviluppata una tecnica, seppur ancora rozza, da
combattimento ancora prima dei contatti coi cinesi, possiamo considerare il
fatto che per lungo tempo dopo il contatto cinese vi fu una sorta di
contrapposizione di termini nel definire quella che era l’arte cinese To
De e quella sviluppatasi in loco Okinawa Te, a sua volta divisa in
Tomari Te, Naha Te e Shuri Te a seconda della città di origine. Questo quasi a
voler rivendicare il fatto che queste arti da combattimento fossero già
presenti all’arrivo dei cinesi. Il problema consiste nel fatto che tutt’oggi
non sono stati ritrovati documenti storici che ci permettono di indagare
lontani nel tempo. Esistono testimonianze di alcune danze locali ad Okinawa, i
cui movimenti e sequenze ricordano da vicino molti passaggi di Kata.
Dopo aver occupato Ryukyu, i giapponesi
della famiglia di Satsuma, mantenendo l’interdizione delle armi già vigente
nell’isola, stabilirono un proprio dominio, all’interno del quale le gerarchie
divennero sempre più rigide. Si trattava di un vero e proprio dominio feudale.
La nobiltà era suddivisa in tre gradi, i vassalli in due e così pure i
contadini. Il fatto che i nobili praticassero un’arte da combattimento, era
teso a sottolineare ancora di più il proprio stato sociale e a distinguere il
proprio rango. Tra i secoli XVII e XVIII si verificò un generale impoverimento
da parte della classe dei vassalli, che portò gli stessi ad avvicinarsi verso
classi inferiori e molti di loro divennero artigiani ed agricoltori. Questo è
un fatto decisamente importante poiché questo “rimescolio” tra le classi
sociali che prima erano rigidamente separate, fece si che poco per volta si
vennero a formare canali do trasmissione attraverso i quali si sono diffuse le
arti marziali, che erano esclusive solo della nobiltà.
Dai documenti storici in possesso risulta
che il karate non si sarebbe evoluto sino alla forma attuale senza il
contributo e i contatti con
l’arte cinese. Sostanzialmente l’arte da combattimento cinese si è sviluppata
in Okinawa attraverso tre vie fondamentali.
Viaggiatori giunti ad Okinawa, provenienti dalla
Cina. Tra gli anni 1371 ed
il 1866, una delegazione dell’imperatore cinese si è recata a Ryukyu, allo
scopo di nominare il re dell’isola. Non esistono documentazioni sul fatto che
i componenti di queste delegazioni abbiano avuto contatti con le popolazioni
del luogo, tuttavia è ragionevole pensare che queste delegazioni costituite
sia da civili che militari, siano uscite dal villaggio di Kume, dove
fra l’altro dovevano soggiornare per parecchi mesi. Inoltre dal XVIII secolo i
contatti con la Cina divennero ancora più frequenti mediante la delegazione
che doveva portare i tributi dell’isola.
Cinesi residenti nell’isola. Era una piccola
comunità costituita da un certo numero di famiglie di cinesi che dal 1392, su
richiesta diretta del re di Ryukyu si insediarono nel villaggio di Kume.
Questa comunità era destinata ad accogliere la delegazione imperiale ogni qual
volta quest’ultima si fosse dovuta recare nell’isola. Sebbene dovesse rimanere
isolata dal resto della popolazione dell’isola, è probabile che alcune
famiglie di nobili di Okinawa abbiano avuto contatti con tale comunità, che in
ogni caso manteneva contatti regolari con l’impero cinese. Solo dopo il XIX
sec, dopo la chiusura del villaggio di Kume, venne alla luce poco a poco fuori
dalle mura quest’arte da combattimento sotto il nome di Naha-Te; Naha
infatti era la città da cui il villaggio di Kume dipendeva.
Viaggiatori recatisi in Cina. A partire dal XVII secolo diversi
abitanti di Okinawa si recarono in Cina per intrattenere rapporti di tipo
commerciale con la Cina. Rimanevano in Cina anche diversi anni ed è possibile,
anzi probabile che abbiano avuto il modo di imparare l’arte del combattimento
a mano nuda cinese. Dato il poco tempo saranno stati in grado di imparare solo
poche cose e magari in modo frammentario. In ogni caso una volta tornati a d
Okinawa avranno rielaborato e riadattato alle loro esigenze le sequenze e le
tecniche apprese in Cina così in poco tempo. Quindi trasmissione, anche
parziale, portò alle popolazioni di Okinawa una conoscenza prevalentemente
tecnica e molto meno metodica.
In tutta probabilità vi erano a
Okinawa, in modo del tutto indipendente da questi canali di trasmissione,
ambienti tra i cinesi privilegiati e abitanti di okinawa agiati, dove si
praticavano tecniche di difesa. Quello che mancava in entrambi i casi era una
continuità e sistematicità. Le prime scuole di te risalgono agli inizi del
secolo XIX e prenderanno il nome dalle città dove risiedevano i praticanti di
tali scuole. Si parla quindi di Naha Te, per identificare la scuola dei
cinesi del villaggio di Kume di cui faceva parte Naha. Si ricorda pure lo
Shuri-Te e di Tomari-Te; quest’ultime rappresentano una rappresentazione
dell’arte da combattimento risultato della cultura okinawese.
LA SCUOLA SHOTOKAN
Senza
dubbio il promotore del Karate moderno è Gichin Funakoshi
(1868-1957). Egli studiò quest'arte sotto la direzione del
maestro Yasutsune Azato, uno, se non il più grande maestri di
karate, allievo a sua volta assieme a Sokon Matsumura, di un
altro grande maestro che era Yasutsune Itosu. Quando Funakoshi
giunse a Tokyo verso la fine del 1921, il karate era
praticamente sconosciuto fuori dalla prefettura di Okinawa.
Lo scopo del viaggio era una dimostrazione di antiche arti
marziali giapponesi, sotto invito del ministro dell’educazione,
presso la scuola Normale Superiore Femminile, situata ad
Ochanomizu – Tokyo. Dato che le persone, a cui il karate doveva
essere presentato, ne sapevano poco o niente, Funakoshi pensò
che ci fosse bisogno di qualcosa che fosse di effetto. Il Karate
a quel tempo era considerato una tecnica di combattimento, ma
allo stesso tempo era ritenuto un qualche cosa di segreto e
misterioso. Ciò che Funakoshi fece fu quello di fotografare
varie posizioni , kata, movimenti di mani e di piedi, ordinando
le foto su tre lunghi rotoli. La dimostrazione fu un tale
successo che egli, avendo programmato di tornare nella nativa
isola subito dopo tale manifestazione, posticipò il rientro su
richiesta di Jigoro Kano, fondatore del Judo Kodokan, il quale
lo pregò di tenere una conferenza presso, il Kodokan stesso,
riguardante il "Karate Do". Funakoshi scelse come partner Shikin
Gima che era un karateka di prim’ordine, allora studente alla
Tokyo Shoka Daigaku. In un primo momento si pensava che solo un
ristretto gruppo di persone avrebbe partecipato alla sua
esecuzione, così grande fu lo stupore quando videro che, al
contrario, era accorso oltre un centinaio di spettatori. Lo
stesso Jigoro Kano gli chiese di insegnargli qualcuno dei kata
basilari ed egli sentendosi molto onorato di questa sua
richiesta e accettò.
Diverso
tempo dopo, preparandosi nuovamente per rientrare ad Okinawa,
Funakoshi venne chiamato dal pittore Hoan Kosugi, il quale gli
spiegò che, quando tempo prima aveva fatto visita ad Okinawa,
essendo rimasto affascinato dal Karate e, volendo imparare tale
arte, non era in grado di trovare né insegnanti né manuali. Gli
chiese allora di rimanere più tempo a Tokyoallo scopo di
istruirlo. Da qui in poi Funakoshi capì che se voleva diffondere
il Karate do era lui l’uomo adatto a tale scopo. Non fece più
ritorno ad Okinawa, decidendo personalmente di diffondere il
Karate-do anche oltre i confini del giappone con molta
determinazione però non senza incontrare grosse difficoltà.
Inizialmente il numero di studenti era veramente basso e fu
costretto a vivere in povertà, occupandosi di innumerevoli
lavori per procurasi di che vivere. Nonostante questo inizio
difficile però l’espansione del karate ebbe inizio. Soprattutto
grazie ai molti viaggi che effettuarono i suoi allievi guidati
dall’istruttore Takeshi Shimoda, il migliore tra gli studenti di
Funakoshi e grazie anche all’istituzione di un karate club,
presso l’università di Tokyo.
Shimoda era l’assistente di Funakoshi, si occupava di insegnare
quando quest’ultimo era impegnato. Egli era un esperto della
scuola Nen-ryu di Kendo e aveva studiato anche nijitsu;
purtroppo si ammalò poco dopo una dimostrazione fatta assieme
al suo maestro e morì subito dopo. Il suo posto venne preso dal
terzo figlio del M° Funakoshi, Gigo.
Hirmichi
Nakayama, istruttore di Kendo e amico di Funakosci, gli offerse
l’uso del suo dojo nelle ore libere. Dopo un po’ di tempo questa
sistemazione divenne inadeguata. Il numero degli allievi
cresceva, allo stesso modo di quelli di kendo, rendendo così
necessario trovare altra sistemazione.
Intorno al 1935, un comitato di “amici del karate”, cominciò a
raccogliere dei fondi per aprire la prima palestra di karate.
Nella primavera del 1936 Gichin Funakosci mise piede per la
prima volta nella nuova palestra che portava il nome di “shotokan”.
Questo nome era stato scelto perché Shoto era lo pseudonimo con
cui Funakoschi firmava le sue liriche letterarie. “Shoto”
letteralmente significa “onde di pino”.
La
città natale di shuri era circondata da una serie di colline
ricche di foreste di pini e di vegetazione sud tropicale. Nei
momenti liberi Funakoshi era solito passeggiare lungo il monte
Torao ( letteralmente “coda di Tigre” ) e al medesimo si alzava
qualche soffio di vento in maniera tale che si era in grado di
sentire il frusciare dei pini. Quel mormorio era una musica
dolcissima. Dopo diversi anni di pratica del karate, Funakoshi
si rese conto della natura filosofica della disciplina. Il
godersi la sua solitudine ascoltando il vento fischiare tra le
fronde, sembrava il modo ideale per raggiungere quel vuoto nella
mente che il karate necessita.
Da quel momento decise che non vi era nome migliore di SHOTO
con cui firmare le sue poesie. Il termine “KAN” invece significa
“Sala” e “KAI” “gruppo”, quindi i due termini Shotokan e
Shotokai significano rispettivamente sala dove si pratica lo "Shoto"
e gruppo di coloro che praticano lo "Shoto". Nel 1949 Isao Obata
fondò la Nihon Karate Kyokai NKK, a cui oggi appartengono il
Dojo centrale Shotokan e la casa del Maestro Funakosci, con lo
scopo di aiutare il Maestro nello sviluppo del Karate-do.
L’idea iniziale era quella di costituire un’associazione che
includesse tutti i gruppi che praticavano il Karate-do, questo
però non accadde. Accadde pure che alcuni tra gli allievi di
Funakoshi non prendessero parte a questa associazione, tra cui
Shigeru Egami e Genshin Hironishi. Tra la fine degli anni ’40 e
l’inizio degli anni ’50 si ebbero le prime incomprensioni
all’interno della NKK dovute soprattutto all’idea una sorta di
“commercializzazione” del Karate. I più illustri maestri si
separarono dalla NKK, che finì nelle mani dell’ università di
Takushoku.
Nel 1951 lo Shotokai si riunisce e si presenta come una
associazione vera e propria nel 1956. I Fondatori Gichin
Funakochi, Shigeru Egami e Genshin Hironishi, avevano come
obiettivo quello di preservare il karate, così come era nato,
differenziandolo da quello che col tempo era diventato solo un
gesto atletico.
Nell’aprile del 1957 Il Maestro Funakoshi morì. Lo Shotokai si
preoccupò dell’organizzazione del Funerale, al quale la NKK non
assistì. La Famiglia lasciò in eredità tutti i documenti del
maestro, i nomi Shotokan e Shotokai e il suo simbolo la tigre
allo Shotokai, come era suo desiderio.
Shigeru Egami e Genshin Hironishi presero la direzione dello
Shotokai, fino alla morte del Maestro Egami, avvenuta nel 1981,
dopo la quale Hironishi ed i suoi allievi più anziani
continuarono a dirigere lo Shotokai.
IL MAESTRO DAMURA
Il
karate tradizionalmente tracciò la sua origine dal monaco
buddista indiano di nome Damura Daishi ( Bodhidharma
“ Tamo in cinese”), il fondatore del Buddismo Zen. Ci sono pochi
argomenti storici che generano così tanti dibattiti e confusione
come la natura della realtà Shaolin. In effetti la maggioranza
di questi Templi è andata distrutta, poi sono stati
ricostruiti; è quindi molto difficile stabilire con prove
storiche la tradizione orale cinese. Ad ogni modo oggi si data
l’ordine Shaolin circa 540 ac. Bodhidharma, all’origine di
questa nuova corrente di pensiero, inventò serie di movimenti
basati sui movimenti naturali degli animali.
Egli effettuò un lungo percorso dall’India sino alla Cina allo
scopo di insegnarvi il buddismo e per incontrare l’imperatore.
Nello stesso periodo l’Imperatore cercò i primi monaci buddisti
( Tao Zen ) per tradurre i testi buddisti dal Sanscrito al
Cinese, affinché la popolazione potesse praticare questa
religione. Era un nobile progetto, ma a quel tempo l’imperatore
credette che questo dovesse essere il suo cammino per il
Nirvana, Bodhidharma lo disapprovava. Bodhidharma sostenne che
non era possibile raggiungere questo obiettivo attraverso le
buone azioni degli altri, persino quelle effettuate in suo nome.
A partire da questo momento, a causa di questa discrepanza di
idee l’imperatore cinese ed il Bodhidharma chiusero ogni
contatto.Ma fu in quest’ultimo viaggio, in prossimità dei templi
buddisti, che il Bodhidharma volle incontrare gli stessi che
tradussero i testi. Il tempio fu costruito anni prima nei resti
di una foresta che fu distrutta col fuoco.

Al
tempo della costruzione del tempio, i giardinieri
dell'Imperatore piantarono anche nuovi alberi. Così il tempio fu
chiamato "giovane (o nuova) foresta" (Shaolin in Mandarino, Sil
Lum in Cantonese). Quando il Bodhidharma arrivò in prossimità
del Tempio, i monaci vedendo arrivare un membro ufficiale di un
monastero straniero, gli impedirono di entrare e lo confinarono
in una caverna. Qui il Bodhidharma meditò fino a quando i
monaci, rendendosi conto della validità della sua religione,
cominciarono ad ammirarlo. La leggenda dice che egli forò un
lato della caverna con il suo sguardo fisso. Inoltre durante
questo periodo di meditazione vi fu un momento in cui fallì nel
suo scopo e si mise a dormire. Decise così di tagliarsi le
palpebre, affinché questa cosa non si ripetesse. Le palpebre
cadendo al suolo generarono un albero sacro in Cina, con le
foglie a forma di palpebra.
Quando
il Bodhidharma, riunì i monaci, si rese conto che quest’ultimi
non erano più in buone condizioni fisiche; trascorrevano la
maggior parte della sua vita sui tavoli a trascrivere dei
manoscritti. I monaci Shaolin mancavano di preparazione fisica e
mentale necessaria alla pratica dei basilari esercizi di
meditazione buddista.Bodhidharma volle sopperire a questa loro
debolezza, insegnando loro una serie una serie di movimenti
destinati a sviluppare le loro forze fisiche.
Questi esercizi di Yoga indiano erano basati sui movimenti dei
diciotto animali dell’iconografia indo-cinese. Questi erano le
prime fondamenta del Kung-Fu Shaolin.Questi esercizi, basati sui
movimenti naturali degli animali, verranno poi sviluppati in un
sistema reali d’arti marziali, il Shorinji Kempo.
Il
Bodhidharma insegnò questi esercizi ai monaci del monastero
Shaolin-Szu. Si dice che la disciplina religiosa nei templi
fosse così rigida che era necessario far ricorso a tutta la
propria forza mentale e resistenza psicofisica per sopportare
l’aspra vita all’interno del tempio. Questi esercizi fisici, col
trascorrere del tempo, sono stati praticati regolarmente dai
monaci e utilizzati come autodifesa. Più tardi questa
metodologia di formazione, di sviluppo mentale e fisico, venne
modificata e completata, poi divenuto quello che noi chiamiamo
“Metodo di combattimento Shaolin”. Quest’arte in seguito venne
diffusa in tutta la Cina sviluppandola in parecchie scuole e le
fu dato il nome collettivo di “Ch’uan-Fa” ( Kung Fu ).E’
difficile dire in maniera precisa quando questi esercizi
divennero delle arti marziali. Probabilmente la parte marziale
si è dovuta sviluppare in seguito ad una necessità di
autodifesa.
In effetti il tempio Shaolin era situato in un luogo ritirato
dove occasionalmente i banditi e gli animali selvaggi creavano
problemi. Qualche tempo dopo questi movimenti furono codificati
in un sistema di autodifesa vero e proprio. Con il passar del
tempo, questa setta buddista divenne sempre più distinta man
mano che le arti marziali venivano studiate. Questo non vuol
dire che Tamo "inventò" le arti marziali. Le arti marziali
esistevano in Cina da secoli. Ma dentro i confini del tempio,
era possibile sviluppare e codificare queste arti marziali in
nuovi e differenti stili che sarebbero diventati ovviamente
Shaolin. Uno dei problemi posti da molti storici occidentali è
la supposta contraddizione del principio buddista della non
violenza con la leggendaria abilità Shaolin nelle arti marziali.
IL KARATE' NELLE SCUOLE
Dal 1867 in avanti si avrà una svolta in
Giappone con la fine dell’epoca Feudale. Ora l’imperatore
esercita ogni potere in maniera diretta annullando l’autorità
degli Shogun. Si crea un ampliamento dell’amministrazione che
diviene in questo modo centralizzata su di un'unica figura;
l’imperatore. Viene effettuato un considerevole impegno
nell’attuazione di un nuovo sviluppo di tipo industriale,
economico ispirandosi alle politiche economico-amministrative
occidentali, con lo scopo inoltre di costituire una forza
militare notevolmente rafforzata. Le ripercussioni di questi
cambiamenti su di Okinawa coinvolsero la famiglia reale che
venne deposta e l’isola venne integrata nel nuovo stato
Giapponese sotto il nome di dipartimento di Okinawa. Il nuovo
stato ne risulta così fortemente rafforzato e militarmente
preparato; affronta la guera contro la Cina e ne esce vittorioso
verso la fine del 1894. La sconfitta dell’impero cinese suscitò
sentimenti contrastanti nei giapponesi: dal momento che quest’ultima
aveva da sempre nutrito culturalmente il Giappone, c’era chi
provava profonda gioia ed entusiasmo in questa vittoria,
d’altra parte vi erano coloro che provavano rimorso per aver
ferito la loro nutrice. Ad Okinawa, che era stata ancora di più
a contatto con la cultura cinese, questo sentimento era ancora
più forte. Il Giappone uscendo così nettamente vittorioso si
preparò alla guerra contro la Russia, che sconfisse nel 1905.
Okinawa da queste campagne militari uscì culturalmente spaccata
in due. Da un lato vi era la maggioranza che era fiera della
loro nuova identità giapponese e prese nettamente le distanze
dalla cultura cinese; una minoranza invece volle rimanere legata
alle tradizioni e alla loro vecchia cultura cinese che sentivano
come propria. Il Giappone istituisce in tutto lo stato, Okinawa
compreso un nuovo sistema scolastico. A Okinawa A. Itosu
convince l’ispettorato dell’istruzione pubblica a far accettate
il karate come disciplina sportiva. Era un tipo di karate che
egli aveva appositamente codificato per questo scopo. La
modificazione apportata da Itosu al karate è notevole; il suo
intento era quello di integrare quest’arte nel sistema
educativo. Tre suoi discepoli tornarono vincitori dalla guerra
contro la Russia nel 1905 e questo fatto contribuì notevolmente
a far accettare il karate come strumento educativo, con lo scopo
di rafforzare in quelli che saranno i futuri soldati lo spirito
combattivo. Questo atteggiamento è teso alla integrazione nel
Giappone moderno. Okinawa era sempre stata collocata suo
malgrado tra Giappone e Cina, senza aver mai sviluppato una
identità propria. D’ora in poi si cercherà di stabilire una
personalità da affiancare a quella del Giappone che si era nel
frattempo affermato come uno stato moderno. A. Itosu segnò un
passo importante nella storia del karate: egli formò molti
allievi diversi dei quali a loro volta divennero maestri
fondatori di stili. Apportò inoltre modifiche e correzioni
all’arte da combattimento che era allora conosciuta per portarla
alla conoscenza del maggior numero di persone. Se a Gichin
Funakoshi, più avanti spetterà il merito di aver contribuito
maggiormente alla diffusione e divulgazione del karate, ad Anko
Itosu va senza dubbio attribuito l’appellativo di “padre” del
Karate moderno. Vediamo di analizzare più in dettaglio quali
fossero le spinte che portarono Itosu all’introduzione del
karate come disciplina pubblica nella scuola. In Giappone in
questo periodo venne stabilito un sistema di arruolamento
obbligatorio, l’equivalente cioè di quello che coi chiameremmo
“servizio di leva”. Tale arruolamento venne accompagnato da una
quasi ossessiva preparazione fisica già a partire dal sistema
scolastico, partendo dal concetto che gli alunni di oggi
sarebbero stati i soldati di domani. In più dalla guerra contro
la Cina, come abbiamo già visto il Giappone ne uscì vincitore,
dando via ad una modernizzazione generale del paese. Uno degli
allievi di Itosu
Kentsu Yabu,
divenne un eroe popolare per le sue gesta in battaglia. Va
ricordato che lui apparteneva a quel gruppo di tre che vennero
selezionati tra i candidati di Okinawa, per essere integrati
nell’esercito del Giappone: tutti e tre erano allievi di Itosu.
Yabu per le sue gesta divenne popolare, e non solo tra gli
abitanti di Okinawa. Il “sergente Yabu”, così era
soprannominato, anche quando venne promosso al grado di tenente
fu uno dei primissimi a far conoscere il karate anche al di
fuori di Okinawa. Il prefetto di Okinawa, originario di Satsuma,
era stato avviato come tanti allo studio dell’arte Jigen-ryu,
venne particolarmente colpito dalle imprese di Yabu. Questo fu
di notevole importanza per spianare la strada ad una diffusione
più ampia del karate al di fuori della piccola isola di Okinawa.
Yabu venne invitato inoltre a scrivere brevi articoli nel
giornale di Okinawa, riguardanti l’importanza di una adeguata
preparazione fisica e sull’educazione e l’insegnamento di questi
ultimi proprio in questa. Direzione. Questi articoli ebbero
notevole risonanza e tutto ciò non fece altro che incoraggiare
ancora di più A. Itosu ad intraprendere la strada della
diffusione del karate nelle scuole. Nel 1901 Itosu e i suoi
allievi riuscirono nel loro intento facendo adottare il karate
come disciplina sportiva nella scuola elementare di Okinawa. Nel
1904 in seguito ad una dimostrazione davanti ad insegnanti ed
ispettori, proprio del maestro Itosu, si arrivò all’introduzione
di quest’arte all’istituto magistrale ed al liceo di Okinawa;
aveva allora 74 anni. Quali furono le trasformazioni e le
modifiche che si dovettero apportare al karate per poterlo
insegnare ai bambini di età scolare? Questa era la domanda che
assillò non poco Itosu. I cambiamenti furono notevoli. Diciamo
che prima il karate poteva essere considerato come una pratica
individualizzata, mentre ora si rivolge ad un gruppo di persone
quale è una scuola. Non era più il maestro che insegnava al
singolo, bensì egli si rivolgeva alla massa. Il metodo adottato
per fare ciò venne ispirato a Itosu, dalla pratica militare; un
solo insegnante quindi gridava i comandi da eseguire ai numerosi
allievi. Itosu predispose dei kata destinati all’insegnamento
scolastico, i tre
Naifanchi
( Tekki shodan, nidan, sandan ) e i cinque
Pinan
( Eian, shodan, nidan, ecc.. ). Anche all’interno della singola
tipologia di kata, la denominazione shodan ( primo livello ),
nidan ( seconda livello ) ecc. venne introdotta da Itosu, sotto
suggerimento del suo maestro Matsumura, in analogia con la
classificazione dei kata della scuola
Jigen-ryu.
Oltre all’introduzione della nuova nomenclatura, anche gli
stessi kata vennero leggermente modificati. Itosu trasmise ai
maestri che insegnavano questa arte nelle scuole, innanzitutto
una direzione di tipo pedagogica del karate, attraverso quindi
le sue componenti educative fisiche ma soprattutto morali. Tenne
conto innanzitutto della possibile pericolosità di certi
passaggi e si impegnò a modificarli. Il kata
Naifanchi
venne diviso in tre distinti kata e certi passaggi a mano
aperta, divennero a mano completamente chiusa. Codificò inoltre
i cinque kata Pinan
e questo lavoro proseguì per diversi anni e durante tutto questo
tempo Itosu continuava a modificare i kata in conseguenza di
problemi che incontrava strada facendo. E’ quindi erroneo
pensare che Itosu abbia insegnato ai suoi allievi un unico modo
di eseguire i kata. Vi si riscontrano differenze sostanziali tra
gli allievi che hanno studiato questi kata con il maestro Itosu,
a seconda del periodo in cui sono stati a contatto con il
maestro. Possiamo inoltre affermare che il rinnovamento
apportato da Itosu al karate, era mirato ad un concetto
educativo, riducendone molto l’aspetto combattivo.
IL VILLAGGIO DI KUME
Il
villaggio di Kume ha avuto un ruolo fondamentale e durante
cinque secoli i cinesi praticavano arti da combattimento, ma è
soltanto dopo il 1830 che queste arti diventano più accessibili
agli abitanti do Okinawa. In seguito alla dominazione
giapponese, il ruolo fulcro di Kume viene a mancare e i cinesi
residenti in questo villaggio decidono di rientrare in Cina o si
integrano con la popolazione locale. Ne segue una generale
apertura nei confronti degli abitanti di Okinawa, per tutto ciò
che riguardava la loro cultura, compresa la trasmissione delle
arti da combattimento. Per dare un esempio Kanryo Higaonna, nato
a Naha nel 1852, parte per la Cina per studiare
approfonditamente l'arte del combattimento che aveva cominciato
ad apprendere sotto la direzione di un adepto di Kume. Dopo un
soggiorno di quindici anni in Cina, ritorna a Okinawa e fonda
una scuola che, anch'essa, viene chiamata Naha-te. Storicamente
il Naha-te implica quindi il Naha-te dei cinesi del villaggio di
Kume e la scuola fondata da K. Higaonna, che ne e parzialmente
derivata. Il Naha-te rinnovato da K. Higaonna, è stato ripreso
dal suo allievo Chojun Miyagi che, come il suo maestro, andò a
studiare in Cina. Egli ha chiamato la sua scuola Goju-ryu. E
cosi che la tradizione del Naha-te, erede fedele dell'arte
cinese del combattimento, è perpetuata da questa scuola.
Il contributo antico dei cinesi insediati a Kume e il
rinnovamento di K. Higaonna si congiunsero; la loro
denominazione, unica alla fine del secolo XIX, lo conferma.
Entrambi hanno in comune la trasmissione fedele e lo sviluppo
dell'arte cinese del combattimento. Di fatto, possiamo
oggigiorno trovare numerosi aspetti comuni tra il Naha-te (Goju-ryu)
e 1'arte del combattimento del sud della Cina.
Esiste ancora una questione aperta sull’esistenza o meno a
Okinawa di tecniche di combattimento antecedenti l’introduzione
delle arti cinesi da combatimento. Non esistono tutt’ora prove
esaurienti per confermarne o negarne l’esistenza. Resta comunque
il fatto che sia i cinesi del villaggio di Kume ed in seguito le
rielaborazioni e i rinnovamenti apportati da K. Higaonna
condussero entrambi alla fedele trasmissione ed in seguito allo
sviluppo dell’arte cinese da combattimento. Quest’ultima in
origine si sviluppò sotto il nome di Naha te, poi come Goju-Ryu,
resta comunque il fatto che vi siano moltissime affinità tra il
Goju-Ryu e l’arte da combattimento del sud della Cina. Più
oscure sono invece la nascita e lo sviluppo dello Shuri-Te e
Tomari-Te. A tale scopo va sottolineato il fatto che i predomini
cinesi e giapponesi hanno avuto delle risonanze differenti. In
modo particolare la dominazione cinese si era stabilita ad
Okinawa con il beneplacito delle popolazioni locali. Questo
doveva servire per sviluppare e rafforzare i commerci
dell’isola. Diversa invece fu la dominazione giapponese: Satsuma
si impose con la forza. L’organizzazione di Okinawa dovette
adeguarsi diversamente accondiscendento i vassalli di Satsuma,
che col trascorrere del tempo persero gran parte dei loro
privilegi miscelandosi con le altre classi sociali. Per un
rappresentante di questa classe sociale il fatto di conoscere
l’arte del combattimento era visto più come un privilegio che
una necessità di vita. Questa cosa venne sentita ancora di più
una volta che si venne a creare questa sorta di rimescolio tra
le classi sociali. Il conoscere l’arte da combattimento diveniva
ancora più un privilegio e motivo di fierezza. Per questo motivo
molto probabilmente la pratica delle arti da combattimento ha
avuto da sempre un carattere di clandestinità, quasi di
esoterismo. Il karate di Okinawa contiene parecchie
caratteristiche dell’arte cinese. Uno dei maestri più antichi di
cui si abbiano testimonianze è Kanga Sakugawa
(1782-1865); non si conosce esattamente la sua vita. Tutto ciò
che sappiamo ci è stato tramandato attraverso racconti e
leggende. Ciò però che è certo è che il suo contributo alla
formazione del Karate sia notevole. La maggior parte delle
caratteristiche comuni tra il Naha-te e l’arte cinese,
provengono dalla Scuola del Sud, mentre lo Shuri-Te e il
Tomari-Te contengono esplicitamente elementi della Scuola del
Nord. Sakugawa soggiornò a Pechino, dove si praticava la
scuola del Nord. E’ possibile che l’importazione di elementi
della scuola del nord da parte di un viaggiatore di Okinawa
risalga appunto a Sakugawa. Egli rappresenta un punto di svolta
nella formazione del karate. Prima di lui le influenze erano per
al maggior parte della scuola del sud, da questo momento in poi
si avrà un rinnovamento con l’introduzione di nuovi elementi
portati dalla scuola del Nord. Prima di Sakukawa tutti i
viaggiatori che si erano recati in Cina avevano soggiornato
nella città di Fuzhon, nel sud della Cina. Questi nuovi elementi
saranno le caratteristiche peculiari degli indirizzi di pensiero
Shuri e Tomari. Secondo le cronache Sakugawa si sarebbe recato
tre volte in Cina e nell’ultimo viaggio avrebbe portato con se
il suo allievo Sokon Matsumura. Durante il loro soggiorno
Sakugawa si sarebbe ammalato e sarebbe in seguito morto.
Sarebbe stato sepolto alla periferia di Pechino. Resta ancora
l’incertezza sulla data della esatta morte di Sakugawa, non
esiste alcun documento storico per attestarne l’esattezza.
La formazione e l’evoluzione del karate
assume un contorno più definito con la figura di Sokon
Matsumura. Ogni tentativo di ricercasi qualsiasi elemento
che conducano alla moderna pratica del karate portano a lui.
Possiamo senza dubbio affermare che quando parliamo di Shuri-Te,
parliamo della sua arte. Alcun documento ne prova l’utenticità,
ma quasi sicuramente fu allievo di Sakugava ed ebbe contatti con
un cinese di nome Iwa che Matsumura in seguito indicheraà
come maestro. L’innovazione di Matsumura sta nel fatto di aver
introdotto un metodo di trasmissione di questa arte sistematico
e di aver apportato una integrazione di diversi elementi quali:
la tradizione del Te degli abitanti di Okinawa, la
tradizione della spada Jigen-ryu e l’arte cinese del
combattimento. L’importanza di Matsumura sta inoltre nel fatto
di aver formato molti allievi ed alcuni di loro a loro volta
divenuto maestri si sono prodigati nel contribuire la diffusione
e l’evoluzione del Karate. Tra i più importanti maestri, allievi
di Matsumura ricordiamo Anko Asato, Anko Itosu, Kentsu Yabu,
Chomo Kiyan. Questi allievi contribuirono alla formazione ed
evoluzione delle varie forme di Karate nell’isola di Okinawa, in
modo particolare Itosu ed i suoi allievi porteranno il karate in
una nuova direzione, in un nuovo modo di pensare, molto vicino a
quello che è il karate dei giorni nostri.
LA SCUOLA SHOTOKAI
Il Maestro
Funakoshi non era aveva mai dato parere favorevole alla pratica
del combattimento libero, poiché il combattimento è per la vita
o la morte al quale ci si poteva allenare mediante pratiche di
allenamento convenzionali dove ognuno cercava quotidianamente di
superare i propri limiti. Numerosi conflitti erano sorti con i
suoi allievi proprio per questa ragione. Spesso capitava che
alcuni praticassero il combattimento libero il assenza del loro
maestro per provare le loro capacità. Lo stesso figlio del
maestro, Yoshitaka, si impegnava parecchio allo scopo di
riuscire ad elaborare tecniche efficaci proprio per tale tipo di
pratica. Alla morte dei due Maestri le divergenze tra gli
allievi si fecero sempre più evidenti, e coloro che dovevano
trasmettere l’eredità del Maestro Funakoshi, formarono diverse
associazioni seguendo diverse concezioni per quanto riguardava
la pratica del Karate Do. La Scuola Shotokan è oggi
rappresentata da tre correnti principali:
J.K.A.
Japan karate Association :
diretta dagli ex allievi dell’università Takushoku. Questa è la
corrente più conosciuta al di fuori del Giappone, essa ha
sviluppato uno stile da competizione per quanto riguarda il kata
ed il combattimento libero.
I
Gruppi Universitari
all’interno dei quali venne mantenuta una propria tradizione
Shotokan. La corrente dell’Università di Keio è la più
importante nonché la più antica.
Shotokai.
Oggi è una scuola indipendente dallo
Shotokan, anche se rimane la radice “Shoto” . Inizialmente erano
la stessa cosa; SHOTO era lo pseudonimo con cui Funakoshi
firmava le sue poesie. Il termine “KAN” invece significa “Sala”
e “KAI” “gruppo”, quindi i due termini Shotokan e Shotokai
significano rispettivamente sala dove si pratica lo "Shoto" e
gruppo di coloro che praticano lo "Shoto".
Nel 1951 lo Shotokai si riunì e si
presentò come una associazione vera e propria nel 1956. I
Fondatori Gichin Funakochi, Shigeru Egami e Genshin Hironishi,
avevano come obiettivo quello di preservare il karate, così come
era nato, differenziandolo da quello che col tempo era diventato
solo un gesto atletico.
Nell’aprile del 1957 Il
Maestro Funakoshi morì. Lo Shotokai si preoccupò
dell’organizzazione del Funerale, al quale la JKA non assistì.
Di seguito un testo del
Maestro Hironishi che dà una spiegazione di come fossero tesi i
rapporti tra i gruppi eredi del Maestro Funakoshi.
Tratto da
Storia del Karate (Luni Editore)
“ Il Maestro Gichin Funakoshi è morto il
26 aprile 1957. Il giorno dopo dovevamo riunirci, tra allievi
anziani, per organizzare la cerimonia funebre. Poiché il gruppo
J.K.A. aveva dichiarato che non avrebbe partecipato ai funerali
se non fossero stati organizzati esclusivamente da loro. Questo
ci ha molto indignati. Egami e me, per i quali una dichiarazione
del genere era inimmaginabile.
«Il figlio maggiore del Maestro ci
aveva detto: "Penso di fare la cerimonia come Shotokai
(Associazione Shoto), poiché mio padre era presidente dello
Shotokan e dello Shotokai, ma il primo non esiste più, in quanto
organizzazione, dopo che la sede è bruciata. Mio padre non era
presidente di nessun'altra organizzazione...". Invece - secondo
la J.K.A. - il Maestro Funakoshi era stato il suo ultimo
consigliere tecnico, e in onore a questo titolo essa esigeva di
dirigere la cerimonia.
«I due gruppi si riunirono, ed Egami
accettò il ruolo di intermediario con il gruppo della J.K.A; che
era diretta principalmente dagli allievi anziani delle
università Keio, Takushoku e Hosei, tutte rinomate nel karaté
fin dal periodo anteguerra. Il gruppo Shòtòkai era formato
principalmente dalle università di Chuò, Senshu, Gakushùin
ecc... A parte l'università Chuò, avevano tutte cominciato
l'insegnamento del karaté dopo la guerra, ed erano dunque poco
sensibili alle controversie tra lo Shòtókan e lo Shòtòkai.
L'università Waseda partecipava a queste due organizzazioni fin
dall'inizio... In quella riunione ho preso la parola per
spiegare le seguenti cose: il gruppo J.K.A. non ammette il
valore dei kata Taikyoku e non li pratica... Se voi considerate
il maestro Gichin come ultimo consigliere tecnico, non è logico
escludere le sue opere...
«Nel mese di dicembre di quello stesso
anno, il Maestro Nakayama, il primo maestro della J.K.A., è
venuto a trovarmi e ha detto: "Voglio che tu entri nella J.K.A.
senza fare troppi problemi. Prima entra e poi cerca di far
passare il tuo modo di pensare tra gli altri".
«Gli ho risposto: "Prima di qualsiasi
discussione, va' a presentare le scuse del vostro gruppo alla
famiglia Funakoshi. Come potrei far parte del gruppo che ha
rifiutato di partecipare ai funerali del Maestro. Ammetti anche
i kata Taikyoku come opera del Maestro e praticali. Se voi
accetterete queste due condizioni, io potrò pensare alla tua
proposta".
«Da allora, non ho mai più avuto
l'occasione di parlare con Nakayama»
La Famiglia lasciò in eredità
tutti i documenti del maestro, i nomi Shotokan e Shotokai e il
suo simbolo la tigre allo Shotokai, come era suo desiderio.
Shigeru Egami e Genshin
Hironishi presero la direzione dello Shotokai, fino alla morte
del Maestro Egami, avvenuta nel 1981, dopo la quale Hironishi ed
i suoi allievi più anziani continuarono a dirigere lo Shotokai.
Durante gli ultimi decenni sono comparse
all’interno dello Shotokai, due correnti distinte: una evolutiva
e una classica. Dopo al morte di Shigeru Egami avvenuta nel
1981, la corrente classica continua con il nome di Shotokai, la
corrente evolutiva prende il nome di Shintaido. Quest’ultima
è una corrente mistica che partendo dalla pratica tradizione del
Karate Do, ricerca l’energia Ki, nel senso più mistico del
termine.
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