Kumitè
Il termine giapponese kumite viene
tradotto con la parola combattimento,
però tale termine è imcompleto, cioè privo degli
elementi compresi nel concetto di kumite. Kumite
si compone della parola kumi, che
significa "mettere insieme", e della sillaba
te, che significa "mano".
Per kumite si intende quindi l'incontrarsi con
le mani: nel confronto reale come in quello di
palestra è necessario un avversario. Lo scopo
del vero combattimento è quello di abbattere
l'avversario, quello del kumite è la crescita
reciproca dei praticanti.
Il kumite presuppone due fasi ben distinte:
l'apprendimento delle tecniche dal punto di
vista formale e la loro applicazione.
l'importanza che riveste la forma (kata) in
funzione del combattimento è quindi
fondamentale, perché racchiude le basi del
karate. La filosofia del karate-do impone di
migliorarsi continuamente per ricercare la
massima padronanza tecnica e mentale, così da
raggiungere equilibrio interiore, stabilità,
consapevolezza. Per allenare il combattimento,
nel senso del karate-do, vengono studiati alcuni
tipi di kumite fondamentale: combattimento a
cinque passi, a tre passi, a un passo,
semilibero e libero.
Gohon kumite e Sanbon kumite
Il combattimento a cinque passi Gohon kumite e il combattimento a tre passi, Sanbon kumite sono le prime forme di combattimento cui viene avvicinato l'atleta. Esse hanno lo scopo di fare assimilare l'aspetto pratico e formale delle tecniche, di perfezionare calci, pugni e parate che vanno poi collegati agli spostamenti propri e a quelli dell'avversario. Distanza, (maai), e precisione sono gli aspetti che maggiormente vanno evidenziati ed appresi in tale fase.
Kihon ippon kumite
Il combattimento a un solo passo Kihon ippon kumite è la forma più essenziale di combattimento. I due atleti, posti ad una distanza corrispondente all'estensione del loro braccio, prestabiliscono l'area verso la quale indirizzeranno l'attacco: viso, tronco o bacino. Quindi alternativamente e senza finte, attaccano e parano. La relativa facilità strategica e coordinativa del combattimento a un solo passo ha lo scopo di fare emergere la massima intezione durante l'attacco e di annullare il tempo intercorrente tra la parata ed il contrattacco.
Jiyu ippon kumite
Il combattimento semilibero Jiyu ippon kumite è lo stadio preliminare al combattimento libero. I contendenti si pongono in guardia a distanza libera (normalmente però viene stabilita a tre metri), l'attaccante dichiara l'area su cui porterà la tecnica, il difensore esegue una parate libera e contrattacca. Questo tipo di allenamento è finalizzato allo studio dell'applicazione reale delle tecniche. Chi attacca deve sapere sfruttare qualsiasi apertura gli si offra, utilizzando finte e spostamenti liberi, ed entrambi i praticanti devono acquisire abilità nella respirazione e nella distanza.
Jiyu kumite
Il combattimento libero Jiyu kumite è il combattimento in cui sfociano i precedenti. In esso nulla è prestabilito, i due atleti si affrontano, esprimendo le proprie capacità tecniche e psicologiche. Elemento fondamentale rimane, però, il controllo, cioè la capacità di portare la tecnica con potenza e precisione a pochi millimetri dal bersaglio. Per poter praticare il combattimento libero questi elementi dovranno essere già stati interiorizzati perché su di essi si imperniano le scelte strategiche: parata e contrattacco (go no sen), attacco al momento della partenza dell'avversario (tai no sen), attacco sul primo movimento dell'avversario (sen no sen) e, infine, il "prima del prima" (sen sen no sen).
Ad Okinawa, anticamente, il karate veniva allenato attraverso esercizi individuali. Lo studio del combattimento fondamentale si sviluppò dopo l'introduzione del karate in Giappone negli anni venti. Il combattimento libero apparve ufficialmente nel 1936, durante una manifestazione organizzata per la fondazione della Federazione Studentesca Giapponese di karate-do.
Il regolamento delle gare, e i punti assegnati
per la qualità delle tecniche - wazaari,
tecnica buona e ippon tecnica eccezionale
- prevede l'irrogazione di diverse penalità a
seconda della gravità delle scorrettezze
commesse.
Nel kumite la perfetta conoscenza delle proprie
qualità tecniche è essenziale, ed altrettanto lo
sono la pradonanza mentale e la convinzione di
combattere usando tutte le proprie risorse, come
si trattasse di un combattimento per la vita o
per la morte. Non è importante il numero di
colpi ma la loro efficacia e la dimostrazione di
dominio di sé e dell'avversario.
Il senso della distanza e la capacità di
comprendere come e quando entrare o uscire dallo
spazio dell'avversario introducono nel
combattimento un aspetto non puramente
razionale: il presentimento dell'attacco,
chiamato anche "Cadenza del niente".